“Siamo 560: senza stipendio, senza speranza”

Pubblicato: 16 novembre 2009 da answerspistoia in Economia, Lavoro
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di Maurizio Bologni tratto da  La RepubblicaFIRENZE

 

PISTOIA – Un anno fa la Answers di Pistoia, giudicato dagli addetti ai lavori il secondo miglior call center d´Italia, viaggiava col vento in poppa: lavoro garantito dalle solide commesse di Tim e Enel, giudizi lusinghieri dei clienti sulla qualità del servizio svolto, 300 assunzioni tra settembre e novembre 2008. Un anno dopo l´azienda, diventata la seconda più importante in provincia di Pistoia dopo la storica Breda, è incredibilmente sul punto di naufragare: i 560 dipendenti (430 donne) non riscuotono da agosto, una nuova proprietà latita, da 15 giorni il lavoro si è fermato per sciopero e da martedì lo stabilimento è occupato, giorno e notte, da un´assemblea permanente. Dormono qui, mangiano qui, nel casermone rosso.
Nel mezzo, tra un anno e l´altro, c´è stata l´esplosione della crisi economica e finanziaria. Ma la crisi, paradossalmente, non c´entra. «Il lavoro c´è, è in crescita, Tim e Enel sono soddisfatte e hanno rinnovato le loro commesse» dice Michele Gargini, responsabile di settore della Cgil di Pistoia. «C´è stata un crisi di liquidità, risolta nel modo peggiore, ovvero consegnando l´azienda ad una società formata da persone che hanno una storia da “liquidatori professionisti”» incalza Daniele Quiriconi, segretario della Camera del lavoro di Pistoia, che vede in pericolo il miracolo sindacale di essere riusciti a trasformare, in questi anni, quasi tutti i rapporti di lavoro a tempo indeterminato (alla Answers restano un centinaio di precari).
Nato in via dei Serragli a Firenze per iniziativa di imprenditori locali, sviluppatosi nei primi anni Duemila nel nuovo stabilimento di Pistoia e in altre città italiane, nel luglio 2007 il call center Answers entra nel gruppo Phonemedia dell´imprenditore novarese Fabrizio Cazzago. In questi anni la società si presenta al mercato con numeri importanti: 13 stabilimenti sparsi in Italia e uno in Argentina, 7.000 dipendenti. A dicembre 2008 si manifesta la prima crisi di liquidità. Si comincia a pagare gli stipendi in due trance. In estate la crisi si acuisce. E c´è il colpo a sorpresa, una specie di blitz. Phonemedia passa in blocco ad Omega spa, una società che fa capo a Claudio Marcello Massa e Sebastiano Liori e che pochi mesi prima aveva acquistato anche Agila da Eutelia. In settembre a Pistoia alcuni lavoratori riescono a stento a riscuotere lo stipendio di agosto, ma in compenso i manager di Omega fanno molte promesse: pagamento degli stipendi arretrati, ricapitalizzazione. Le ultime scadenze, fissate in novembre, passano senza che nulla accada. E la protesta dei lavoratori si accende. «Occorre che la presidenza del consiglio convochi la proprietà» ribadisce il sindacato.
Siamo a ieri. Le bandiere della Cgil e i cartelli all´ingresso dello stabilimento di Pistoia. Quattro materassi – dove nella prima notte di assemblea permanente hanno riposato dandosi il turno 27 lavoratori – sistemati accanto all´immenso salone di computer in confronto al quale il call center di «Tutta la vita davanti», il film di Virzì, sembra il retrobottega di un´impresuccia artigiana. Duecentosettanta postazioni riservate agli operatori che lavorano per Enel, 130 per quelli di Tim. Centinaia di computer. Che solitamente elaborano i contratti di fornitura dell´energia elettrica e dei telefoni. E che adesso sono spenti, tristemente spenti.
«Vede, quella era la mia postazione, ogni giorno otto ore di lavoro duro, ma anche grandi soddisfazioni» racconta Marta Gavazzi, 41 anni, di Montecatini, impiegata a tempo indeterminato. «Sono entrata qui nel gennaio 2008 e ho seguito Tim dall´inizio, da quando l´azienda di telefonia mobile ha iniziato ad affidarsi a noi. Abbiamo iniziato seguendo le chiamate al 119 per le prepagate private, una piccola cosa rispetto a ciò che si è sviluppato in seguito. Ci siamo conquistati la fiducia di Tim e ci è stata affidata l´assistenza ai clienti del settore business. Partendo da zero siamo arrivati a risultati ottimi. Abbiamo saputo crescere bene quello che consideriamo un nostro bambino. Ne siamo orgogliosi. Pare impossibile dover perdere tutto». Incalza Teresa Cavallaro, 36 anni, madre di due bambini. «Siamo gente senza speranza, famiglie senza più risorse e nulla a cui potersi aggrappare».
Rsu e Cgil hanno costituito un «Fondo di solidarietà» attivando un conto corrente presso la Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia (codice Iban IT04Z0626013809000001256C00, denominazione «Cgil Pistoia per solidarietà Answers»). Anche il sindaco di Pistoia Renzo Berti promette che il Comune farà la propria parte. «Ho scritto alle aziende che forniscono servizi essenziali, come acqua, gas e luce, perché sospendano la riscossione delle bollette in scadenza dei dipendenti – dice – Ci impegniamo a rivedere i criteri stabiliti dal nostro Fondo per la disoccupazione, affinché vi possano accedere anche questi lavoratori, e nel bilancio 2010 cercheremo di prevedere strumenti più flessibili di intervento. Ma intanto – conclude Berti – auspico che imprenditori sani si facciano avanti per subentrare a questi, che si sono dimostrati del tutto inaffidabili».

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