Tante storie di disagio nel call center

Pubblicato: 14 novembre 2009 da answerspistoia in Economia, Lavoro
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La rabbia più grande? «Sapere che siamo preparati e che il lavoro non mancava. Con tutto il rispetto per chi vende pentole, qui diamo un sacco di servizi. Facciamo continui corsi di formazione e briefing di aggiornamento. Abbiamo una professionalità riconosciuta che qualcuno sembra voler liquidare a basso costo»

di Tiziana Gori


PISTOIA. «Stiamo pensando di lasciare Pistoia. Volevamo risparmiare ai nostri figli le difficoltà che abbiamo vissuto noi, ma forse non ce la faremo». Pietro Giordano ha 40 anni, è originario di Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli, da dove è partito 20 anni fa per cercare fortuna a Milano. Qui ha conosciuto Franca Colletti, 42 anni, emigrata a 21 anni da Sciacca, in provincia di Agrigento. Fino al 1995 hanno abitato nel capoluogo lombardo, lavorando alle Poste. Nel ’95 la decisione di spostarsi a Pistoia, dove vivevano le zie di Franca. Pietro ha trovato lavoro in una tessitura, Franca nel frattempo ha avuto due bambini, Enrico di 12 anni e Martina di 9. La crisi del tessile ha colpito anche l’azienda di Pietro, che ha bussato alla porta di Answers ottenendo un contratto a progetto.

«Mi sembrava di toccare il cielo con un dito. Finalmente un lavoro dove non mi sporcavo e tutto sommato non mi stancavo più di tanto. Franca è entrata in Answers come operatrice nel 2004».

Pietro invece è diventato supervisore dello staff. Un impiego di responsabilità. Poi, il precipizio degli ultimi mesi senza stipendio. Con un mutuo da pagare e la macchina acquistata a maggio che forse dovrà essere rivenduta, Pietro e Franca riescono ad arrivare a fine mese solo grazie all’aiuto dei genitori.

«Ho 26 anni, qualche mese fa ho deciso che era arrivato il momento di vivere da sola». Il sogno di Valentina Ferraro era un terratetto in città. Preso con un mutuo di 830 euro al mese (a fronte di uno stipendio di 1100 euro grazie alla qualifica di supervisore). Valentina è stata una delle prime ad aderire al presìdio dell’azienda. «Martedì notte non siamo riusciti a dormire. Cercavamo di distrarci ma il pensiero torna costantemente ai soldi che non ci sono. Il 19 di ogni mese mi scade la rata del mutuo»

«Se qui non si fosse capito, il nostro problema è mettere insieme pranzo e cena. E non sappiamo come pagare le bollette», Rosa Macaluso è una delle “colonne” della battaglia Answers. Vedova con un figlio a carico, ci riporta con fermezza alla realtà. «Facciamo gruppi di 4-5 persone per venire in azienda con una macchina sola, e cerchiamo tutti i modi possibili per risparmiare».

Consuelo Fazio, 29 anni, paga l’affitto direttamente dal conto.
«Che da due mesi non riceve più il bonifico di Omega. Sono un part time a 6 ore, con uno stipendio di 800 euro al mese. Il mio compagno lavora in proprio. Riusciamo a cavarcela, anche perché il nostro appartamento è molto piccolo».

E infine una mamma. Giovane – 36 anni – con una laurea in dietologia e dietetica applicata e un compagno ricercatore all’università di Firenze. «Ci siamo trasferiti in Toscana dalla Sicilia – spiega Sabrina Carone – perché il mio compagno aveva vinto il dottorato di ricerca. Il mio contratto a termine in Answers scadeva a febbraio. Ho promesso che avrei lavorato sin da ultimo, nonostante la gravidanza, se mi fosse stato garantito il tempo indeterminato. Il contratto è stato trasformato in febbraio e mio figlio Alessandro è nato ad aprile. Dopo 5 mesi di maternità obbligatoria sono subito rientrata al lavoro».

La rabbia più grande? «Sapere che siamo preparati e che il lavoro non mancava. Con tutto il rispetto per chi vende pentole, qui diamo un sacco di servizi. Facciamo continui corsi di formazione e briefing di aggiornamento. Abbiamo una professionalità riconosciuta che qualcuno sembra voler liquidare a basso costo».

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