da La Nuova Sardegna SABATO, 15 NOVEMBRE 2008 Sottratti ai creditori 3,4 miliardi di lire

Pubblicato: 14 novembre 2009 da answerspistoia in Economia
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Nove anni a Liori per le bancarotte Starplant e Agrintec

 

 CAGLIARI. Arriva un’altra durissima condanna per Antonangelo Liori, 44 anni, di Desulo, direttore dell’Unione Sarda e imprenditore in vari campi, alle prese con innumerevoli vicissitudini giudiziarie: a infliggergli nove anni di carcere sono stati i giudici della seconda sezione del tribunale – presidente Claudio Gatti – che hanno accolto alla lettera le richieste del pubblico ministero.

 In base alla sentenza emessa ieri mattina Liori è colpevole di una lunga serie di bancarotte patrimoniali, documentali e per distrazione legate all’

attività delle società Starplant e Agrintec, messe in piedi ai tempi in cui l’

imputato dirigeva il quotidiano di Cagliari, quasi dieci anni fa.

 Nella sua requisitoria del 3 ottobre scorso il pm Guido Pani aveva affrontato uno ad uno i fatti contestati, sfrondando dal capo d’imputazione quelli prescritti o che non hanno trovato riscontri inoppugnabili nei documenti. Per arrivare a una richiesta di pena – aveva spiegato il pubblico ministero – che «deve tener conto della gravità dei fatti accertati col processo e dei numerosi precedenti penali». Nessun dubbio – secondo il pm – sulla colpevolezza dell’ex giornalista: «In quasi tutti i casi si tratta di prove matematiche – aveva spiegato il magistrato – soldi che in base alla contabilità dovrebbero trovarsi in cassa e che invece non ci sono». Il magistrato aveva parlato di soldi che passavano da un conto all’altro fino a perdersi nel nulla, al punto – è scritto nel capo d’imputazione – da creare passività per oltre tre miliardi e 400 milioni di lire, sottratti poi ai creditori del fallimento Starplant e andati a beneficio di Liori e di altre persone.

 Pani ha fatto riferimento a crediti inesistenti, rimborsi accreditati senza alcun titolo, pagamenti registrati ma in realtà mai effettuati e fatture che avrebbero dovuto documentare i rapporti con la società Arbatax 2000 – amministrata dallo stesso Liori insieme all’editore Nichi Grauso – nascoste o sparite.

 È lunghissima la sequenza di fatti legati al fallimento delle due società «che Liori sembra aver creato – aveva sostenuto Pani – soltanto per fare da schermo ad attività private, alcune in rapporto con l’Unione Sarda, quasi tutte illegali». Dai beni entrati nel fallimento e poi sottratti ai creditori persino cavalli per 214 milioni di lire, maiali per 162 milioni, pecore e capre. Una girandola di imbrogli che per l’accusa non sono spiegabili neppure col bisogno di denaro. Fatti davanti ai quali il compito del difensore Mariano Delogu è apparso fin dalle prime battute del processo piuttosto difficile, per non dire improbo.

 Ora ci sarà il ricorso in appello, che servirà anche a evitare la carcerazione dell’ex giornalista, ormai sovraccarico di condanne. Ma la possibilità di arrivare alla prescrizione, codice penale alla mano, stavolta appare, sentenze alla mano, piuttosto remota.

 Appena a febbraio scorso il tribunale ha inflitto a Liori sei anni di reclusione riconoscendolo responsabile di ricettazione, riciclaggio di assegni, truffa e sostituzione di persona, con l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e l’interdizione da cariche sociali per l’intera durata della pena per una vicenda del 1999. (m.l.)

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