25/03/2010 – Un corso di formazione biennale insegnerà ai dipendenti tecniche di dizione, uso del diaframma e e impostazione vocale

D’ora in poi gli addetti del call center Call & Call (ex Answers) di Pistoia studieranno anche dizione, impostazione del diaframma e tecniche di comunicazione. Lo prevede un corso di formazione che interesserà, a rotazione, tutti i dipendenti (anche quelli attualmente in cassa integrazione) e avrà durata biennale. «Il nostro gruppo – dice il presidente di Call & Call, Umberto Costamagna – crede e investe sulla figura di chi opera nel settore dei servizi call e contact center, puntando al riconoscimento della professionalità, alla qualificazione e valorizzazione delle competenze necessarie per gestire in qualità il servizio giorno dopo giorno». Il corso sarà interamente finanziato dalla Provincia di Pistoia. «Credo che questo fatto – afferma la presidente della Provincia, Federica Fratoni – sia anche un esempio di come la pubblica amministrazione sia in grado di adeguarsi alle esigenze dei cittadini disoccupati».

articolo originale : http://www.toscanatv.com/leggi_news?idnews=AA473987

Raggiunto l’accordo per gli ammortizzatori sociali dei dipendenti di Call & Call, la nuova Answers. Già dalla prossima settimana alcuni lavoratori rientreranno

Pistoia, 26 febbraio 2010 – Con una nota diffusa ieri, si apprende dell’avvenuto accordo di cassa integrazione in arrivo per i 500 dipendenti della ‘Call&Call’, il call center di Pistoia nato “sulle ceneri della Answers, a positiva conclusione di una lunga e difficile vertenza”. L’ accordo per la concessione degli ammortizzatori sociali in deroga è stato firmato in Regione.

La cassa integrazione decorre dal 22 febbraio e può durare sino alla fine del 2010: l’azienda ha deciso, per il momento, di richiederla per quattro mesi. Già dalla prossima settimana, spiega sempre la nota, alcuni dei lavoratori potranno rientrare al lavoro: è poi previsto il reinserimento graduale di tutti “quando le attività riprenderanno a pieno ritmo”.

Alla ratifica dell’accordo erano presenti l’assessore regionale al lavoro, Gianfranco Simoncini, le organizzazioni sindacali e i rappresentanti della Provincia di Pistoia, alla quale sono affidati gli adempimenti per rendere operativa l’attività di formazione che potrà partire già dalla prossima settimana.  Simoncini ha espresso “piena soddisfazione” per la conclusione della vertenza e ha ringraziato sindacati, istituzioni e nuova azienda. L’assessore ha infine ricordato che nei mesi scorsi era stato attivato uno “speciale fondo regionale per garantire uno stipendio ai lavoratori (in maggioranza donne) che, pur non percependo da mesi la busta paga, non potevano accedere agli ammortizzatori sociali”.

articolo originale :

http://lanazione.ilsole24ore.com/pistoia/cronaca/2010/02/26/297717-answers_accordo_deroga.shtml

Per chi non l’avesse letto sul giornale, il pezzo di Adriano Sofri.

MENTRE l’orchestra appallottolava spartiti e recitava in lieve ritardo il suo mezzo Sessantotto – per farlo intero bisognava suonare Ciao amore ciao mentrei tre dicevano al mondo e a Dio Italia amore mio – gli operai di Termini spiegavano con dignità la propria storia e lasciavano misurare il tempo che è passato. Uno di loro, prima di arrivare sul palco dell’Ariston, aveva trascorso dieci giorni sul tetto della fabbrica: anche questa, che sembra un’innovazione, risale al ‘68, solo che allora a salire sui tetti e sventolare lenzuola erano i carcerati, ai quali ogni sortita era preclusa che non fosse la scalata al cielo. E anche questo fa misurare la distanza. Come si battono le operaie e gli operai, quando la Classe Operaia non c’è più? Prendete le migliaia di lavoratori dei call-center diventati bruscamente ostaggi delle partite di giro di liquidatori professionali che rilevano imprese col proposito di farle fallire: la girandola di sigle che passa per Eutelia Agile Phonemedia Answers Pmc Tpmc Libeccio Omega e così via. E denari stornati in Lussemburgo, Svizzera, nelle Isole del Canale, in Romania… Occupano le fabbriche, non vengono pagati da molti mesi, sono derubati dei contributi, guai se hanno mutui da pagare e figli da sfamare e mandare a scuola. A volte diventano proprio un volgo senza nome:

«In banca ti chiedono: ti hanno licenziato? E tu rispondi no.

Sei in cassa integrazione? E rispondi ancora no.

Allora ti chiedono le ultime buste paga e tu devi spiegare che non le vedi da mesi».

Hanno dei blog, mettono in rete i video. Al tempo in cui a Sanremo si sarebbe arrivati tutt’al più con un corteo, al tempo dei volantini, era meno frequente che i resoconti della lotta fossero intercalati da notazioni come questa: «Alla Answers di Pistoia le commesse non mancavano, a cominciare da quelle di Enel e Tim. Mancavano i soldi e la buona volontà dei padroni.

Una lotta romanzesca si è conclusa sabato e con una vittoria: notizia così rara che vale la pena di estrarla dalle pagine locali. Erano 560, 463 donne – molte venute dal sud, parecchie donne sole con figli – hanno occupato la fabbrica per centouno giorni, una quarantina hanno lasciato, sono rimasti in 520, cui una nuova proprietà ha garantito il posto di lavoro. A regime, chi lavorava 6 ore al giorno – la maggioranza – guadagnava meno di 800 euro, chi era a tempo pieno arrivava a un migliaio. «C’è chi non può più venire perché non ha i soldi della benzina». Dormivano nei sacchi a pelo, di giorno fabbricavano giochi, tenevano i bambini, o andavano in giro a cercarae solidarietà.

Anche fra loro stessi. «Era cominciata una guerra fra poveri, minaccee insulti fra noi lavoratori, per renderci poi finalmente conto che siamo tutti sullo stesso Titanic». Omega mirava a tirar le cose per le lunghe, il tempo per incassare le sue speculazioni: la sentenza di un giudice l’ha sventato. Pistoia, città di artisti e di scontrosi, si è adoperata in una quantità di modi. Spettacoli di solidarietà, donazioni di supermercati e di privati, Arci e Coop, gruppi sportivi, anche l’associazione degli alpini. «Un giorno – racconta a un cronista Vera N., che ha trascorso i tre mesi nel call center col piccolo Andrew, un anno – è passato un idraulico.

Mi ha lasciato un biglietto, se avessi avuto bisogno di lui mi faceva i lavori gratis». Una mensa ha portato ogni giorno 50 pasti gratis per gli occupanti di turno. Il Comune si è adoperato per la sospensione delle bollette di acqua gas e luce. La Sanità regionale ha deliberato la gratuità di tutte le cure mediche. Due banche locali hanno anticipato stipendi e concesso prestiti senza interesse. Epifani l’ha chiamata «la lotta perfetta». La Cgil è orgogliosa oggi di contare 471 iscritti nell’azienda: la sera dell’accordo, ho visto il suo segretario Alessio Gramolati, che è un pezzo d’uomo, piangere mentre raccontava d’aver visto piangere di gioia le donne della Answers.

E riferiva il primo proposito di Cosima per suo figlio Stefano, 6 anni: «Posso comprargli i quaderni. Mi vergognavo, ma lui tornava da scuola che gli avevano messo la frutta nello zaino e il barista gli dava la colazione gratis». Il libro Cuore al tempo dei Call-center. Il vescovo si chiama Mansueto Bianchi, a dicembre va in visita nel centro occupato, dice: «La Chiesa di Pistoia vi guarda con enorme simpatia e si ritiene onorata di essere accanto a voi». Torna a celebrarvi la messa di Natale, tra centinaia di computer spenti e spento il riscaldamento, al freddo e al gelo, come si deve in un presepio.

Dice: «Tocca le corde profonde del cuore essere qui tra voi. Bisogna che ciascuno trovi dentro di sé il coraggio, contro questa economia corsara che macina le persone come carne da macello». L’accordo che ha concluso i 101 giorni – uno di più dei Cento di Napoleone, che per giunta finirono a Waterloo – prevede l’affitto, ed entro nove m e s i l a p r o p r i e t à , a l l a Call&Call di Umberto Costamagna, presidente dell’Assocontact, e dei suoi soci Simone Ratti e Domenico Nesci. Non hanno preteso di figurare da benefattori: «Enel è uno dei nostri principali committenti, e Answers è al secondo posto in Italia in quanto a gradimento dei clienti Enel». Ho cercato qualche notizia sul conto di questo signore spezzino, laurea in scienze politiche, trascorsi nell’editoria, e spero che razzoli come predica: cioè sostenendo che l’impiego nel call-center passa ancora per un ripiego, e che è al contrario una professione di qualità, che consiste nella relazione col cliente, e costituisce la principale risorsa. Idee che a chi ci lavora non suonano certo nuove: «A me lavorare in questo posto piace tanto, mi ha messo in comunicazione con la gente anche se è soltanto per telefono.

Mi ha dato sicurezza, sono meno timida adesso…», aveva raccontato alla Repubblica di Firenze Barbara, 32 anni, arrivata da Potenza alla Answers inseguendo un contratto a tempo indeterminato. E Marta G., 41 anni, di Montecatini: «Quella era la mia postazione, ogni giorno otto ore di lavoro duro, ma anche grandi soddisfazioni. Abbiamo iniziato dalle chiamate al 119 per le prepagate private, una piccola cosa… Ci siamo conquistati la fiducia di Tim e ci è stata affidata l’assistenza ai clienti del settore business. Abbiamo saputo far crescere bene quella che consideriamo una nostra creatura.

Ne siamo orgogliosi». Molte signore non avevano nessuna esperienza di sindacato, ma una di loro aveva avvertito in assemblea: «Non sanno che cosa vuol dire andare contro una madre che difende il proprio figlio».

Alla cena che ha festeggiato l’accordo Costamagna ha partecipato assieme ai lavoratori e a mezza città. I dipendenti sono tutti riassunti a partire da ieri: quelli che non entreranno subito in produzione per il calo delle commesse avranno per la prima volta la cassa integrazione. Domenica alla Answers hanno fatto calare dal tetto uno striscione con la scritta maiuscola: La lotta paga, perché lì davanti passa la ferrovia Firenze-Viareggio. Chissà che cosa avranno pensato i viaggiatori: magari che era un cimelio del famoso ‘68, miracolosamente scampato alle intemperie.

articolo originale :

http://montanari.blogautore.repubblica.it/2010/02/23/se-la-classe-operaia-va-sul-palco/

Sembrava impossibile. Sembrava davvero impossibile che i dipendenti, quasi tutte donne, del call center di Pistoia ce la facessero a salvare il loro posto di lavoro. Invece la lotta, durata tre mesi, si è conclusa con l’arrivo dell’imprenditore giusto che ha salvato l’azienda. Ora tutti brindano al successo e ringraziano Umberto Costamagna

PISTOIA. Le lavoratrici hanno dormito nella fabbrica occupata per tre mesi. Stavano nei sacchi a pelo, stringendosi per riscaldarsi dal freddo. Parlavano delle paure per il futuro dei propri figli, ora che erano rimaste senza lavoro. Poi di giorno bussavano a tutte le porte, istituzionali o meno, per chiedere di poter tornare alle postazioni del call center con un proprietario serio.

Dopo centouno giorni di assemblea permanente, quella lotta, i dipendenti della Answers l’hanno vinta. Partiti con il presidio dell’azienda di Sant’Agostino (nella zona industriale di Pistoia) in 560 il 10 novembre, sono arrivati al traguardo in 520. Di questi, 436 sono donne. Quaranta lavoratori hanno dato le dimissioni e scelto altre strade. Ma quelli rimasti hanno tagliato il traguardo da vincitori.

I vecchi proprietari, il gruppo Omega, ha firmato l’accordo per il passaggio di proprietà alla Call & Call dell’imprenditore Umberto Costamagna giovedì in uno studio notarile di Milano. Call & Call ha acquisito Answers a titolo di affitto, ma Costamagna conta di rilevare definitivamente l’azienda entro nove mesi.

Lunedì cento lavoratori inizieranno i corsi di formazione per far fronte a una commessa Enel alla quale opereranno direttamente a partire dalla settimana successiva. A loro si aggiungeranno il lunedì seguente altri cento lavoratori, e così via fino ad arrivare – nel piano di Costamagna e dei soci Simone Ratti e Domenico Nesci – al completo riassorbimento del personale entro l’estate. Per le maestranze che non entreranno subito in produzione sarà attivata la cassa integrazione.

Nei tre mesi di lotta i lavoratori Answers hanno potuto contare non solo su una Cgil quanto mai battagliera e attenta alle strategie da perseguire, ma su un’intera città. Che non ha proprio la fama di passionale. Era dai tempi della crisi anni Ottanta della Breda, quando anche i commercianti abbassavano le saracinesche in segno di solidarietà verso gli operai, che non si assisteva a una tale partecipazione collettiva per le sorti di un’azienda.
Mentre i lavoratori facevano sentire la propria voce e gridavano al mondo di «non riuscire a pagare le bollette», i supermercati donavano alimenti freschi invenduti, le associazioni e i circoli organizzavano cene ed eventi di solidarietà. Gente comune passava alla Answers portando abiti per i figli dei dipendenti, o rendendosi disponibile ad effettuare lavori gratuitamente. «Un giorno – racconta un’operatrice, Vera Nocciolo, cullando il piccolo Andrew, un anno, e gli ultimi tre mesi passati con la madre nel call center – è passato un idraulico. Mi ha lasciato un biglietto e mi ha detto che se avessi avuto bisogno di lui mi faceva i lavori gratis».

Anche il vescovo Mansueto Bianchi, mai successo prima a Pistoia, ha deciso di celebrare la messa di Natale nel call center. Un evento che ha commosso i lavoratori.
Quella di Answers è stata una crisi particolare. Non figlia di una crisi di ordinativi. «Anzi – spiega Michele Gargini, il sindacalista che ha seguito dall’inizio la vicenda – le commesse c’erano, e anche importanti: Enel, Tim, Telecom, Banca Popolare di Roma. Secondo il servizio clienti Enel quello di Pistoia era il secondo call center in ordine di gradimento per i clienti. C’erano delle difficoltà, come in tutte le aziende in questo periodo, ma c’è stata soprattutto una gestione societaria ambigua».

Nel luglio del 2009 il gruppo societario Omega è subentrato a Phonemedia nella gestione del call center. La società non ha presentato un piano industriale e da agosto ha pagato gli stipendi a singhiozzo. Quelli di settembre e ottobre i lavoratori proprio non li hanno visti. Sono iniziate le prime ore di sciopero, che dal 23 ottobre si sono trasformate in sciopero ad oltranza. Il 26 ottobre i dirigenti Omega hanno disertato l’incontro con i sindacati al ministero dello Sviluppo economico.

È la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Con due mesi di stipendi arretrati e famiglie da mantenere i lavoratori si sono diretti a passo spedito sotto le porte del palazzo comunale. Le istituzioni locali – e anche in questo Pistoia si è distinta rispetto a tante altre città – si sono schierate subito a fianco dei lavoratori, cercando soluzioni per tamponare le difficoltà delle famiglie e puntando gli occhi verso possibili acquirenti interessati a rilevare l’attività.

Omega nel frattempo ha disatteso l’ennesima promessa e non ha pagato la prima tranche degli stipendi di settembre. È il 10 novembre 2009, ed è iniziato il presidio dell’azienda.
La Answers era un’azienda a prevalente occupazione femminile, con ragazze venute dalle regioni del sud in cerca di una vita migliore. Pasionarie, che sanno battersi di fronte a un’ingiustizia.
Anche il sindacato ha gestito bene la situazione, richiamando una parata di ospiti di primo piano nel call center: il senatore Vannino Chiti, pistoiese doc, l’assessore regionale alla sanità Enrico Rossi, la presidente del Pd Rosy Bindi. E ancora Antonio Di Pietro e Guglielmo Epifani.
Umberto Costamagna ha manifestato apertamente il proprio interesse per Answers a dicembre. La sua è stata una scelta logica, come ha detto ieri nel corso di una conferenza stampa: «Enel è uno dei nostri principali committenti, e Answers è al secondo posto in Italia in quanto a gradimento da parte dei clienti Enel. Un gruppo di lavoratori competenti alle prese con una situazione societaria difficile».
Alla fine, dopo tre mesi di lotta, la svolta l’ha data l’udienza fallimentare al tribunale di Pistoia del 2 febbraio. La procedura di fallimento era stata congelata fino al 24 febbraio, ma nel frattempo Omega doveva trovare acquirenti interessati. E Costamagna era in prima fila.
L’imprenditore ha fatto festa insieme ai lavoratori, ieri sera, in una cena a cui è stata invitata tutta la città.
Erano presenti il candidato alla presidenza della Regione Enrico Rossi, il segretario toscano della Cgil Alessio Gramolati, il sindaco di Pistoia Renzo Berti. E tanti altri, attorniati dalle ragazze di Call & Call Pistoia.
Molti lavoratori erano seduti ai tavoli con le nuove divise. Ogni sede della Call & Call fa indossare magliette di colore diverso. Quelle di Pistoia sono gialle e sopra c’è scritto: «Si riparte, e io ci sono».

articolo originale :

http://bologna.repubblica.it/dettaglio/pistoia:-la-answers-e-salva-520-persone-non-perderanno-il-lavoro/1865354/1

E’ in uno studio notarile di Milano che si è compiuto l’ atto che sancisce la fine di un incubo per quasi 600 famiglie pistoiesi.
L’ incubo vissuto per mesi dai dipendenti dell’ Answers di Pistoia, il call center di S. Agostino, finito nell’ orbita del gruppo Omega, che ha lasciato lavoratrici e lavoratori senza stipendi e senza la possibilità di ricorrere agli ammortizzatori sociali per aver garantito un reddito pur minimo.
Davanti a un notaio di Milano si sono ritrovati il presidente del gruppo Omega e rappresentanti del gruppo Call&Call, ottavo in Italia nel settore, che da dicembre tenta di ottenere il controllo dell’ azienda per far ripartire il lavoro.
L’ impegno è da lunedì 22 febbraio di riassumere tutti i dipendenti, con lavoro attualmente garantito per 400 persone in base alle commesse disponibili.
Verranno attivati percorsi di formazione per la riqualificazione del personale e, finalmente, ci sarà la possibilità di ricorrere, nell’ intertempo necessario a rientrare a pieno regime, alla cassa integrazione in deroga.
Un passaggio destinato ad alleviare, come è facilmente comprensibile, l’ angoscia di centinaia di famiglie pistoiesi, che per mesi hanno tirato avanti grazie all’ incredibile gara di solidarietà espressa dalla comunità locale e grazie a interventi straordinari come quello messo in campo dalla Caripit.
La svolta nella vicenda, che grazie alla caparbietà di lavoratrici e lavoratori impegnati notte e giorno in assemblea permanente è diventata caso nazionale, si è avuta con il ricorso della Cgil al tribunale fallimentare di Pistoia, con il quale si chiedeva il fallimento proprio per favorire il passaggio di proprietà.
La Camera del lavoro è stata in prima fila in tutta la vicenda, con il sostegno delle istituzioni pistoiesi, tanto da portare in azienda lo stesso segretario nazionale, Guglielmo Epifani.
I dettagli dell’ accordo saranno illustrati nel pomeriggio di domani a dipendenti e stampa all’ interno del call center di S. Agostino.
Dove è finito il tempo delle lacrime